AI in magazzino e nella supply chain: potenzialità e freni

2 Feb, 2026 | News and Industry

cpq software marginalità

Tempo di lettura: 4 minuti 

Alcune note sull’intelligenza artificiale e logistica dalla tavola rotonda del Warehouse Logistics Italy 2025

La discussione sull’ AI e logistica italiana si sta spostando rapidamente: non più “cosa potrebbe fare”, ma “cosa è realistico implementare oggi”, dentro processi che ogni giorno devono reggere volumi, variabilità e vincoli.

Durante una round table a cui abbiamo partecipato assieme ad altri professionisti del mondo IT per la logistica, è emersa una consapevolezza condivisa: la tecnologia è pronta a fare un salto in avanti, ma non tutte le organizzazioni lo sono davvero. Le opportunità sono chiare e sempre più mature, mentre i freni non riguardano tanto i modelli quanto la cultura aziendale, l’integrazione e la qualità dei dati.

In altre parole, l’AI non arriva su terreni neutri: si innesta su processi già esistenti. Quando questi processi sono ordinati, digitalizzati e misurabili, l’AI accelera. Quando sono frammentati, manuali o poco integrati, l’AI non riesce ad amplificare nulla, se non il caos già presente.

Indice:

AI in magazzino: potenzialità e requisiti

1. AI in magazzino: potenzialità e requisiti

Le aziende guardano all’intelligenza artificiale per affrontare problemi di gestione del magazzino che conoscono da anni: picchi di lavoro difficili da gestire, domanda sempre più variabile, necessità di standardizzare le attività operative, mantenere continuità anche con ricambi frequenti del personale.

Su queste esigenze, l’AI può portare contributi importanti. Tuttavia, la distanza tra “potenziale” e “adozione” è ancora evidente. Vediamo alcune applicazioni di intelligenza artificiale nella logistica interna. 

Ottimizzazione dei percorsi e sequenze operative

Generare percorsi più efficienti, distribuire meglio i carichi di lavoro e adattare rapidamente le priorità in base alle urgenze che arrivano da vendite e produzione sono alcune delle applicazioni dell’AI emerse con maggiore chiarezza durante la tavola rotonda. In questi ambiti, l’intelligenza artificiale ha la capacità di trasformare l’esperienza operativa accumulata negli anni in logiche strutturate, replicabili e condivise, riducendo la dipendenza dalla conoscenza del singolo operatore.

Il limite, però, non è solo tecnologico, ma è anche culturale e informativo, e riguarda direttamente le persone. In molte organizzazioni persiste una diffidenza di fondo verso l’AI: c’è chi la percepisce come uno strumento poco affidabile, chi teme che possa sostituire il lavoro umano, chi semplicemente non ne comprende le reali finalità operative. A questo si aggiunge una scarsa propensione alla formazione continua e alla diffusione delle competenze digitali, che rende difficile accompagnare il cambiamento in modo consapevole.

Quando questa dimensione culturale si somma a una base informativa fragile (dati non condivisi, anagrafiche incoerenti, sistemi che non dialogano e reparti che continuano a gestire parti del processo con strumenti isolati) l’AI non riesce a trovare continuità. E senza continuità, l’ottimizzazione resta purtroppo un concetto teorico.

Automazione e robotica supportate dall’AI

La robotica intelligente promette meno errori, picking più veloce, capacità di scalare senza aumentare proporzionalmente i costi operativi.

Nelle aziende che hanno già una buona maturità digitale, questi benefici iniziano a essere concreti. Il freno principale però non è l’interesse, ma la sostenibilità:

  • investimenti iniziali elevati
  • difficoltà nel costruire un ROI immediato
  • processi troppo variabili per essere automatizzati senza un’analisi profonda
  • scarsa esperienza interna nell’introdurre sistemi robotici.

Risultato: l’AI in ambito robotico cresce, ma non è ancora un percorso alla portata di tutti, soprattutto nelle PMI con organici ridotti e processi poco ripetibili.

Gestione documentale e compliance

L’applicazione dell’intelligenza artificiale ai flussi documentali rappresenta uno degli ambiti in cui i benefici potenziali sono più immediati. Automazione dell’estrazione dati, classificazione dei documenti, verifica di coerenza tra ordini, bolle e fatture, riduzione delle attività manuali ripetitive: sono tutte aree in cui l’AI può alleggerire in modo significativo il carico operativo e migliorare la qualità complessiva del processo.

Tuttavia, in questo caso il freno principale è la gestione del dato sensibile all’interno di contesti regolati e spesso complessi. Documenti logistici e di supply chain contengono informazioni su clienti e fornitori, condizioni contrattuali, prezzi, volumi, ecc. L’introduzione di sistemi intelligenti impone dunque un presidio rigoroso su temi come privacy, tracciabilità delle operazioni, conservazione a norma e controllo degli accessi.

Durante il confronto è emerso come molte aziende si muovono con cautela proprio per questo motivo. Il punto, quindi, non è se l’AI possa funzionare nella gestione documentale, ma a quali condizioni.

Pianificazione delle risorse umane

Distribuire operatori, competenze e turni in contesti caratterizzati da picchi improvvisi, variabilità della domanda e vincoli operativi richiede equilibrio, esperienza e capacità di adattamento continuo.

E qui l’intelligenza artificiale offre spunti e strumenti interessanti. Può infatti:

  • simulare scenari alternativi
  • confrontare rapidamente diverse ipotesi di pianificazione
  • suggerire allocazioni più coerenti con carichi di lavoro, skill disponibili e priorità operative.

Anche qui però l’adozione procede ancora con cautela. Perché? Più che per limiti tecnologici, per le implicazioni legate alla tutela dei dati sensibili. Si lavora infatti su informazioni direttamente riconducibili alle persone: turni, performance, competenze, disponibilità, …; dati che rientrano nella sfera personale e che richiedono livelli elevati di protezione. 

Allocazione dinamica delle SKU

Riposizionare i materiali in funzione della domanda reale o della stagionalità permette di ridurre i tempi di prelievo, migliorare la fluidità delle operazioni e aumentare la reattività del magazzino senza intervenire sull’infrastruttura fisica.

L’intelligenza artificiale può supportare queste logiche analizzando rotazioni, frequenze di picking, correlazioni tra articoli e variazioni della domanda, suggerendo configurazioni più efficienti in modo continuo. In teoria, il sistema è in grado di adattarsi quasi in tempo reale, accompagnando l’evoluzione del business e riducendo il peso delle decisioni manuali.

Nella pratica, però, emergono alcuni vincoli ricorrenti. L’allocazione dinamica richiede dati affidabili, aggiornati e coerenti tra WMS ed ERP. Se le anagrafiche non sono allineate, se le movimentazioni non vengono registrate correttamente o se i processi operativi non sono standardizzati, le logiche suggerite dall’AI rischiano di perdere significato. In questi casi, anziché semplificare, il sistema può introdurre ulteriore complessità, rendendo più difficile per gli operatori orientarsi nelle attività quotidiane. 

Tracciabilità e monitoraggio intelligente

L’uso combinato di RFID, IoT e algoritmi di analisi consente di monitorare in modo continuo flussi, movimentazioni e stato delle merci, riducendo drasticamente gli errori legati alla registrazione manuale e aumentando l’affidabilità delle informazioni disponibili in tempo reale.

Così facendo si migliora il controllo operativo, si supportano i processi di qualità e compliance, e si offre una visibilità molto più puntuale lungo tutta la catena logistica, caratteristica fondamentale negli scenari più complessi o regolamentati (es. alimentare, farmaceutico, …).

Anche in questo caso, però, sono emersi degli ostacoli che possono rallentarne l’implementazione. Da un lato, gli investimenti infrastrutturali richiesti possono essere rilevanti, soprattutto per realtà che partono da livelli di automazione limitati. Dall’altro, la vera sfida riguarda l’interoperabilità: sensori, sistemi di raccolta dati, WMS, ERP e strumenti di analisi devono dialogare in modo coerente, utilizzando standard comuni e processi condivisi.

Quando questi elementi non sono allineati, il rischio è quello di generare grandi volumi di dati senza riuscire a trasformarli in informazioni utilizzabili. Al contrario, dove esiste una base digitale solida e integrata, il monitoraggio intelligente contribuisce a rendere il magazzino più trasparente e controllabile.

2. AI nella Supply Chain

Spostandoci su aspetti che invece influiscono direttamente sull’intera supply chain, il quadro diventa più maturo: domanda, scorte e produzione sono oggi le tre aree in cui l’AI sta già portando risultati. 

Previsione della domanda (Demand forecasting AI)

Le aziende che dispongono di dati storici affidabili, strutturati e coerenti stanno osservando risultati sensibilmente migliori rispetto agli approcci statistici tradizionali. I modelli di machine learning sono in grado di individuare pattern complessi, gestire irregolarità e assorbire una variabilità che ormai è diventata la norma più che l’eccezione.

Il valore di questi sistemi non risiede solo nella maggiore precisione, ma nella loro capacità di rafforzarsi nel tempo. Man mano che i modelli vengono alimentati con nuovi dati, affinano le proprie previsioni e riducono gli scostamenti, diventando uno strumento sempre più affidabile a supporto delle decisioni operative e strategiche.

L’evoluzione più interessante riguarda l’estensione delle fonti informative. Oltre ai dati interni, si sta lavorando sull’integrazione di segnali esterni, come trend di mercato, indicatori digitali, informazioni commerciali e comportamenti dei clienti. A questo si affiancano logiche di demand sensing, che permettono di intercettare variazioni della domanda in tempi molto ravvicinati, e l’utilizzo di modelli generativi in grado di ricalibrare le previsioni quasi in tempo reale, riducendo l’effetto di eventi imprevisti.

Si tratta di un percorso che ha preso avvio nelle aziende medio-grandi, dove la disponibilità di dati e competenze è maggiore, ma che sta progressivamente interessando anche le PMI più strutturate. È bene ribadire che la previsione assistita dall’AI non sostituisce il ruolo del planner, ma lo supporta, offrendo una base analitica più solida su cui costruire decisioni di produzione, approvvigionamento e distribuzione. 

Gestione delle scorte

In ambito gestione delle scorte e AI, gli algoritmi permettono di suggerire livelli di stock più coerenti con la domanda reale, riducendo allo stesso tempo le rotture di stock e gli accumuli eccessivi.

Queste funzionalità sono già entrate nella quotidianità operativa delle aziende, grazie all’integrazione nei sistemi ERP o negli Advanced Planning System (APS). La maturità tecnologica è relativamente elevata, anche perché la gestione delle scorte si presta bene a logiche algoritmiche basate su dati storici, vincoli di capacità e parametri di servizio.

L’evoluzione di questo sistema guarda oltre il singolo magazzino o stabilimento. I modelli multi-echelon consentono infatti di ottimizzare lo stock lungo l’intera rete logistica, tenendo conto delle interdipendenze tra depositi centrali, magazzini periferici e punti di distribuzione. Affiancando ad essi agenti intelligenti (AI agents), è possibile suggerire, o in prospettiva eseguire, riallocazioni dinamiche delle scorte in base a variazioni della domanda, vincoli di servizio e priorità commerciali.

Anche in questo caso, l’AI non sostituisce il ruolo decisionale delle persone, ma introduce una capacità di analisi e simulazione che sarebbe difficilmente replicabile manualmente.

Pianificazione e schedulazione della produzione

La pianificazione e la schedulazione della produzione rappresentano uno degli ambiti più complessi dell’intera supply chain, perché richiedono di bilanciare vincoli di capacità, disponibilità dei materiali, tempi di setup, priorità commerciali e variabilità della domanda.

In questo caso, i sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di analizzare simultaneamente un numero elevato di variabili, generare più scenari alternativi, evidenziare criticità e spiegare le anomalie che emergono rispetto ai piani previsti, consentendo ai responsabili della pianificazione (planner) di valutare opzioni diverse in tempi molto più rapidi rispetto agli approcci tradizionali e di intervenire in modo più consapevole.

Le aziende più strutturate stanno guardando a sistemi multi-plant, capaci di coordinare la pianificazione su più stabilimenti, tenendo conto di vincoli condivisi, capacità alternative e scenari di riallocazione produttiva. In parallelo cresce il livello di autonomia degli algoritmi, così come la loro capacità di apprendere dai dati storici e dai feedback operativi.

3. Perché alcune aree avanzano lentamente?

Dal confronto con altre software house e responsabili IT al Warehouse Logistics 2025 emerge un punto condiviso: nella maggior parte dei casi, i principali ostacoli all’adozione dell’AI non sono di natura tecnologica, ma organizzativa. Nonostante la novità della tecnologia, le soluzioni esistono, i casi d’uso sono chiari e le piattaforme sono sempre più mature; ciò che spesso manca è il contesto necessario per farle funzionare in modo efficace.

Il primo freno riguarda la qualità e la disponibilità del dato, a cui si aggiunge una carenza di competenze interne. Queste competenze sono ancora poco diffuse, soprattutto nelle realtà medio-piccole, dove il presidio tecnologico è spesso affidato a team ridotti e prettamente tecnici. Il bello dell’intelligenza artificiale è che rende la conoscenza a portata di tutti, indipendentemente dal livello tecnologico di chi la usa.

Un ulteriore elemento riguarda le priorità di investimento. Molte aziende stanno concentrando risorse su automazione fisica, nuovi impianti o iniziative di espansione commerciale, percependo l’AI come un supporto secondario e non come un abilitatore trasversale. Questo porta a rimandare progetti che richiedono una visione più ampia e un impegno organizzativo distribuito nel tempo.

Infine, pesa la struttura stessa delle supply chain italiane, caratterizzate da reti frammentate, distretti produttivi e relazioni di filiera spesso poco integrate dal punto di vista informativo. In assenza di una reale collaborazione sui dati, estendere l’AI oltre i confini dell’azienda diventa complesso.

AI per ottimizzare il magazzino: una crescita graduale, ma inevitabile

L’adozione dell’AI in supply chain e logistica interna sta avanzando in modo progressivo e molto concreto: prima nelle aree più data-driven e maturate nel tempo, poi verso processi più collaborativi e complessi.

Le organizzazioni che stanno ottenendo risultati non sono quelle che “sperimentano” in modo astratto, ma quelle che hanno messo a terra i prerequisiti: dati coerenti, processi standardizzati, integrazioni solide e capacità di leggere le informazioni in modo trasversale.

La direzione è chiara: la competitività delle filiere italiane passerà dalla capacità di trasformare queste tecnologie in strumenti quotidiani

Ti piacerebbe approfondire il tema IA in magazzino e logistica? Prenota una call conoscitiva con un nostro esperto per confrontarti con noi sui tuoi processi, capire come le aziende stanno affrontando oggi questi temi e vedere la nostra soluzione di AI per WMS in azione su casi concreti!

L’esperto risponde

Qual è la condizione minima per iniziare ad applicare l’AI in magazzino?

Non serve partire da zero, ma nemmeno da un terreno disordinato. L’AI non risolve la complessità, la amplifica: se i processi sono già digitalizzati, misurabili e coerenti, può accelerare e ottimizzare. Se invece si lavora ancora con fogli di calcolo scollegati o cartacei, sistemi non integrati e dati parziali, è meglio prima sistemare la base operativa.

In quali aree l’AI sta già dimostrando valore in magazzino?

Le applicazioni più consolidate riguardano l’ottimizzazione dei percorsi di picking, l’allocazione dinamica delle SKU, la gestione documentale e il supporto alla pianificazione. Sono tutti ambiti in cui il margine di miglioramento è tangibile e l’adozione dell’AI permette di standardizzare attività critiche e ridurre la variabilità operativa.

Perché l’adozione dell’AI avanza lentamente in alcune aziende?

I freni principali non sono tecnologici, ma culturali e organizzativi. Diffidenza verso l’AI, mancanza di competenze digitali trasversali, silos informativi e dati non allineati tra WMS, ERP e altri sistemi sono ancora molto diffusi. In questi casi, l’AI fatica a integrarsi perché non trova continuità su cui innestarsi.

L’AI può aiutare anche le PMI o resta una tecnologia da “big”?

Non è una questione di dimensione aziendale, ma di maturità dei processi. Ci sono PMI che hanno già introdotto AI per la previsione della domanda o la gestione documentale, ottenendo risultati importanti. La chiave è avere una base digitale ordinata e chiara. Dove c’è trasparenza, l’AI diventa un acceleratore; dove c’è disordine, non può funzionare.

Qual è l’approccio più efficace per introdurre l’AI nella propria supply chain?

Partire dove i dati sono già affidabili e le metriche sono chiare: scorte, forecast, allocazione SKU. Poi estendere gradualmente ad ambiti più complessi come pianificazione, tracciabilità, gestione risorse. L’AI non va sperimentata “a lato”: deve essere portata al centro dei processi, dove può generare valore continuo e misurabile.

Contattaci!